05 marzo 2013

Muffin vegani al cacao

Con moooooolto cacao ! Oppure un po' meno e qualche nocciola in più ma sempre senza burro, latte, uova. Si può, si può, certo che si può! Ovviamente il sapore è diverso ma questo si sa in partenza.
Ammetto di averci dovuto lavorare un po' di settimane prima di poterli divulgare (e di aver fatto merenda con diverse ciofeche) ma ora mi sembra che ci siamo.
Se potete e volete usare lievito per torte verranno magari più soffici ma; a me tocca la versione con solo bicarbonato e quella vi propongo.
Se avete già pronte le mele cotte (ebbene sì, ancora loro e non sarà l'ultima volta ;-) la preparazione è rapidissima. Ne abbiamo sterilizzato una ventina di vasetti all'inizio dell'autunno (Rémy si era gentilmente "offerto" di sbucciarle ;-) e ora ce le stiamo proprio godendo.
Forse da voi è già primavera, qui invece per questa sera annunciano neve da mille metri in sù e diversi giorni pressoché invernali.
A propos... Christel, c'est la recette des "petits gateaux noirs" qui plaisent à Aline ;-)

Dose per 12 muffin.

Mentre il forno si scalda fino a 180°, in una ciotola mescolate: 
- farina, 210 g  (io 150 g semi integrale di farro  + 60 di farina di fiocco d'avena*)
- cacao amaro, 60 g
- zucchero scuro, 150 g (con quella dose di cacao, è davvero il minimo)
- bicarbonato, un cucchiaino raso (anche meno)
- un pizzico di sale
In un altro recipiente versate:
- mele cotte non dolcificate e fredde, 120 g
- latte di soja o riso, 150 ml
- olio e.v.o., 3 cucchiai
- estratto naturale di vaniglia, un cucchiaino

Mescolate rapidamente ingredienti asciutti e ingredienti umidi. Distribuite nelle formine unte d'olio e infornate per 20 minuti circa.
E cercate di aspettare che si freddino (sull'apposita griglia, così oltre a tutto fanno più in fretta) prima di addentarli. Sennò peggio per voi, da caldi sanno di bicarbonato.
Kat

* Attenzione : la farina d'avena può essere piuttosto amara, anche molto, al punto di diventare sgradevole, soprattutto nei dolci, da qui il consiglio di scegliere quella di fiocco che è dolce.

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04 marzo 2013

Buon compleanno, Lucio

Che bello, Lucio, tutto questo amore che fa sorgere e, speriamo, risorgere e risorgere ancora, almeno una sera all'anno "L'ultima luna" in Piazza grande!
Quanto manchi, però .

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18 dicembre 2012

Un punto alla volta...


Un punto alla volta, si riescono a liberare anche le stelle !
Auguri

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13 dicembre 2012

Il dilemma

Racconto natalizio (oppure Sondaggio, fate voi ;-)




Due stelle povere vengono assunte come lavoratrici stagionali in vista delle feste di fine anno. A loro il compito ingrato di decorare la parte alta degli alberi di natale di un grande centro commerciale. Iniziano il lavoro tutte allegre. La malnata tendenza ad anticipare sempre più gli addobbi natalizi per arrivare primi "sul mercato"  ha fatto anticipare anche l'opportunità di lavorare.
Vola di qua, vola di là, resta ormai  da appendere solo  l'ultima decorazione in cima al più grande degli abeti quando, sfinite,  le stelle povere, si accorgono, povere stelle, che lo stellone dorato che stanno trasportando, ha davvero un gran peso. Un peso enorme, esagerato, anomalo. Memori di quanto faceva la loro trisnonna, un antica stella contadina,  gli danno un morso. Nessun dubbio, è oro vero, oro fino, oro zecchino. Stanno trasportando un tesoro.

Qui entrate in scena voi, a scegliere come va a finire.
a - senza pensarci sù, finiscono il lavoro come se niente fosse e se ne vanno per i fatti loro.
b - il tesoro diventa bottino e viene depositato su un conto in Svizzera.
c - chiamano i vigilanti e segnalano la presenza anomala di quel gioiello nello scatolone delle stelle di latta.
d - lasciano cadere lo stellone in testa a chi dico io...

Dite la vostra, abbiamo tolto i rognosi filtri.
Per gli auguri, appuntamento alla prossima puntata.
Kat

P.S.: Grazie a un vecchissimo numero di Marie Claire idées per le stelle povere e a una pubblicità della Tescoma per le ghirlande di glassa dell'albero. 

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27 novembre 2012

Tajine di zucca per Salutiamoci

Sono pronta a scommettere che le amiche di Salutiamoci ci davano per dispersi anche questa volta.
A dir vero, c'è mancato poco anche se la zucca, tema della raccolta di questo mese, ospitata da Dealma de La via Macrobiotica, ci ispirava parecchio. Capita però che i concorsi di circostanze siano favorevoli, così eccoci con una ricetta tanto economica quanto veloce che, volendo, si potrebbe anche chiamare... stufato.
Ma chi se lo fila, oggigiorno, uno stufato?  Mentre "tajine", vuoi mettere?! E allora chiamamolo tajine, fosse solo per dargli qualche possibilità in più di raggiungere l'obbiettivo, obbiettivo che Stella di sale ha spiegato molto bene al momento del lancio di questa iniziativa.

Devo però confessare che io il/la tajine non ce l'ho.  Non saprei dove riporlo/la senza contare che farei un grave torto alla mia cocotte di ghisa tuttofare che si presta egregiamente a questo tipo di preparazione.  Dovesse mancare anche quella, andrà bene anche una pentola a fondo spesso purché munita di un coperchio che chiuda bene.

Per 3-4 porzioni (da accompagnare con un cereale) servono :
- una scodella di ceci lessati  oppure una lattina di ceci da 400 g (240 g sgocciolati)
- pari volume di zucca tagliata a cubotti
- una cipolla  piccola o un paio di scalogni
- uno spicchio d'aglio
- un pezzetto di zenzero fresco
- mezzo cucchiaino di cannella in polvere
- mezzo cucchiaino di coriandolo in polvere
- una foglia d'alloro
- sale (magari alle erbe)
- olio extra vergine d'oliva

Tritare l'aglio, tagliare la cipolla e lo zenzero a tocchetti e farli rosolare piano nell'olio con le spezie e l'alloro. Unire la zucca e farla saltare due o tre minuti, quindi aggiungere i ceci e il sale. Coprire d'acqua calda a filo delle verdure, incoperchiare e cuocere su fiamma dolce finché la zucca non sia tenera ma non sfatta. Spesso basta una decina di minuti. Il "sughetto" rimasto servirà a condire il cereale che completa il piatto. Se fosse troppo liquido quando la zucca è cotta a puntino, il liquido in eccesso si può addensare, come da tradizione maghrebbina, con un bel cucchiaio di farina di mandorle. Due minuti di cottura rimestando il meno possibile per non disfare la zucca.  
Noi l'abbiamo gustato con un riso basmati integrale (ma solo perché avevamo finito il cuscus di kamut ;-)  e, per Remy, con l'aggiunta di peperoncino. 

Con buona pace delle zucche Butternut e Hokkaido (potimarron in francese), per questo tipo di ricetta usiamo la zucchetta mantovana. Ha una polpa molto compatta che in cottura diventa fondente senza disfarsi troppo. In compenso ha la buccia piuttosto sottile e può capitare che si conservi meno a lungo di altre.
Le nostre sono... a km 5.  L'orto vecchio (zucche, fagioli e patate) purtroppo  non è esattamente sotto casa. Però è raggiungibile in bicicletta ;-)
Kat

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18 novembre 2012

Petit sans beurre

Poco prima che i cibi di origine animale sparissero dalla mia dieta, l'amica Evelyne, come me francese e appassionata di cucina, mi ha regalato libretto e stampino per fare a casa i "Petit".
Metto le virgolette perché, laddove  in Italia si abbrevviano così, privandoli del beurre (burro) e/o del marchio (Lu), per i francesi sono o Petits Beurre o Petits Lu.


Mi ero ripromessa di tentare una versione vegana e  (per esigenze individuali) di provare a eliminare completamente le polveri lievitanti. Siccome faccio spesso delle cialde salate lievitate con la sola acqua gasata, ho pensato di provare questo trucco anche in versione dolce. Chi li ha assaggiati dice che meritano, così ve li racconto.
Per non complicarmi la vita nè con la bilancia nè con le mutevoli "tazze" (la cup inglese è un po' più piccola di quella americana) ho usato il mio amatissimo barattolino dello yogurt ( 125 ml).


Per una trentina di pezzi (anche 36 se molto sottili) servono :
 - 2 barattoli di farina  (io di kamut)
 - 1 barattolo di zucchero di canna ( io Dulcita-Altromercato, molto ambrato ma bello fine)
 - 2/3 di barattolo di farina di mandorle
-  1/3 di barattolo di crusca d'avena
-  un pizzicone di sale
-  6 cucchiai di olio e.v.o
-  vaniglia  (estrato naturale) in abbondanza (sennò che Petit sarebbero?)
- 2/3 di barattolo di acqua molto gasata fredda di frigo (meglio iniziare con mezzo barattolo e aggiungerne un goccio alla volta, sarà la farina a decidere)

Mentre il forno e la placca si scaldano fino a 180°, si mescolano (anche nel robot) tutti gli ingredienti secchi quindi si aggiungono olio, vaniglia e acqua, si impasta senza insistere. Ottenuta una pasta soffice ma non collosa, si stende col rullo su carta forno o superficie infarinata.
Conviene infarinare anche il rullo.  In assenza di taglia biscotti, per ritagliare l'impasto  andrà benone la rotella dentana che si usa per separare i ravioli e altra pasta all'uovo. Si trasferiscono su di un vassoio o una qualsiasi cosa comoda da tenere con una mano mentre con l'altra si adagiano i biscotti sulla placca tirata fuori dal forno.
Se non siete abituati a fare biscotti, la cosa più complicata sta proprio nel prevedere le varie superfici d'appoggio, soprattutto per la placca rovente, a maggior ragione se ci sono bambini in casa. 
12- 15 minuti di cottura, secondo lo spessore dei biscotti e l'indole del forno, quindi si lasciano  freddare sulla consueta griglietta. Cosa ve lo dico a fare che sono buoni anche da tiepidi ???


Rispetto a quello vero, l'unico, inimitabile Petit Lu (abbréviazione di Lefèvre-Utile, nome di chi lo inventò 120 anni fa), questi sono... una cosa completamente diversa. Fosse solo perché sono croccanti laddove il Petit Beurre Lu è friabile.
Con i veri Petit beurre hanno però un punto in comune, uno tira l'altro. Meglio così perché, anche chiusi in una scatola di latta, purtroppo cambiano rapidamente consistenza.


Di solito cerco di stendere gli impasti piuttosto sottili. Però, ecco... a volte è meglio cercare la giusta misura... Oppure trovare il tempo per mettere l'impasto un momento in frigo. O magari entrambe le cose ;-)
Scrunch! Kat

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15 novembre 2012

I cracker d'avena della lettrice di Cucina naturale


Stavo cercando una ricetta di crackers alternativi, da accompagnare al sempre amato o tutt'ora consentito Hummus di cannellini o alle molte varianti sperimentate e gustate nel frattempo  e ho trovato la soluzione nel numero di novembre di Cucina naturale. Elisabetta Pennacchioni, lettrice di quella rivista a me molto preziosa, ha messo a punto un impasto a base di fiocchi d'avena aromatizzato con erbe e spezie che ci è piacuto moltissimo, anche per la semplicità e la rapidità di preparazione.


La ricetta di Elisabetta (con le mie varianti tra parentesi):

-100 g di fiocchi d'avena  (che io preferisco "mignon" così non serve frullarli)
- 60 g di farina di farro o grano saraceno (ho usato kamut dopo aver provato col saraceno che ha dato un risultato troppo friabile)
- 40 g di crusca (d'avena, decisamente)
- 1 cucchiaio di erbe aromatiche miste a scelta (ho usato rosmarino, santoreggia e origano)
- 1 cucchiaino di lievito per torte salate (sostituito con bicarbonato e stop)
- mezzo cucchiaino di paprica (buoni anche senza)
- mezzo cucchiaino di curcuma
- mezzo cucchiaino raso di sale
- 60 ml d'olio e.v.o


Preparazione :
Accendete il forno su 180°.  E' un impasto velocissimo da realizzare e, soprattutto se usate il solo bicarbonato, è meglio che non aspetti troppo di venire infornato.   
(Se i fiocchi d'avena sono quelli grandi) frullateli in un mixer con le erbe aromatiche.
Aggiungete ai fiocchi il resto degli ingredienti secchi quindi incorporate l'olio e circa 50ml d'acqua tiepida, impastando finché l'impasto non sia compatto e omogeneo.
Con le mani bagnate o unte d'olio dividete l'impasto in tante palline. Posatele sulla placca ricoperta di carta forno e sciacciatele col palmo della mano o il dorso di un cucchiaio.
Se riuscite a farli sottili cuoceranno in 10-12 minuti.
Il tempo che si freddino e... Ciomp ! Davvero.
Grazie Elisabetta !
Kat 

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